La Basilica
Al tempo degli antichi Romani la basilica era un edificio pubblico, adibito a tribunale e a luogo di contrattazioni, caratterizzato dalla vastità, dalla divisione dello spazio in tre navate, dalle absidi trilobate; è a questo edificio che i cristiani a partire dal sec. V si ispirano per la costruzione dei loro luoghi di culto, non potendo certo assumere come modello i temoli pagani, tra l’altro non destinati ad accogliere l’assemblea dei fedeli.
La basilica di S.Cesario è una delle più antiche e prestigiose chiese in stile romanico dell’Emilia Romagna.
Fu costruita nel decimo secolo sui resti di un preesistente luogo di culto di cui vennero riutilizzati dei materiali, e fu dedicata al culto del martire Cesario del quale si conserva una preziosa reliquia.
La basilica, in mattoni, presenta una architettura semplice e solenne; la facciata a salienti abbellita da una elegante bifora, le fiancate con le strette monofore ed una armoniosa decorazione geometrica, le arcatelle cieche, le possenti absidi dimostrano come anche nei cosiddetti secoli bui del Medioevo e pur in assenza di materiali pregiati, si riuscisse a creare un’opera che suscita ancor oggi ammirazione e stupore.
Risale all’anno 1544 la costruzione del campanile, sulla navata nord, dono di Susanna Pico della Mirandola, vedova del conte Roberto Boschetti.
L’interno è maestoso e suggestivo: la luce penetra dalle strette monofore strombate illuminando le possenti colonne che di-vidono la chiesa in tre navate sostenendo le belle arcate a tutto sesto. Le colonne sono sormontate da magnifici capitelli scolpiti con grande varietà di motivi ornamentali. Il bel soffitto ligneo a capriate comunica un senso di calore e di armonia. Colonne, archi e capitelli sono stati rimessi alla luce dopo che, nel corso del sec. XVII, la chiesa aveva subito pesanti interventi che ne avevano profondamente alterato i connotati. Gli imponenti lavori di restauro, promossi dal Canonico don Mario Moretti, iniziati nel 1946 e proseguiti per venti anni, hanno restituito all’edificio la semplicità e la purezza dello stile romanico, pur fra mille difficoltà e problemi interpretativi.
Appena entrati nella basilica, in alto nella navata destra si può ammirare la tomba di Gian Galeazzo Boschetti, monumentale opera del più famoso e importante scultore plastico modenese Antonio Begarelli (1499 - 1565).
Gian Galeazzo, figlio di Alberto V Boschetti, aveva abbracciato la carriere ecclesiastica divenendo protondario apostolico presso la Santa Sede. In un momento di grave pericolo per i suoi fratelli (avevano perso il feudo di S.Cesario poiché il padre era stato giustiziato a Ferrara con l’accusa di aver partecipato ad una congiura contro il duca) riuscì, grazie alla sua grande umanità e abilità diplomatica, ad ottenere di nuovo l’investitura del feudo nell’anno 1524, che fu anche l’anno della sua prematura morte. I fratelli riconoscenti vollero ricordarlo con que-sta bella tomba: Gian Galeazzo viene rappresentato coricato sull’arca in abito prelatizio mentre tiene in mano un libro appoggiando la testa sulla mano sinistra. Su di lui una figura femminile regge una corona di alloro, ai lati due bellissimi putti reggono una cornucopia. L’arca in cui riposano i resti mortali è sostenuta da due mostri mitologici con il busto umano, le zampe caprine e la coda da tritone: i loro bei volti, uno giovane e l’altro anziano sono circondati sui capelli da una ghirlanda di pampini.
Fra le due figure c’è lo stemma dei Boschetti sormontato dal cappello cardinalizio in una ghirlanda di fiori e frutti.
Lungo le pareti della chiesa si possono ammirare alcuni pregevoli quadri di scuola emiliana del ’600 (si segnala soprat-tutto il S.Giuseppe in gloria attribuito a Giacomo Cavedoni), due fregi di arenaria, uno dei quali con una epigrafe latina e l’altro con un frammento di bel basso rilievo medievale; sotto il pavimento della navata centrale alla profondità di circa 70 cm. si può vedere il resto di un antico manufatto, di origine incerta, (basamento di colonna? altare romano?) appartenente ai luoghi di culto precedenti.
VILLA BOSCHETTI
La costruzione, che fu la residenza dei conti Boschetti e che ora è proprietà comunale, è il risultato di successivi accorpamenti e modifiche avvenute a partire dal ’700.
La parte più antica risale all’inizio del ’700 e corrisponde alla elegante facciata, mentre la parte più recente è quella che si affaccia sul giardino sorretta da imponenti arcate.
Si collega alla villa un’ala ottocentesca con al centro una costruzione rotonda robusta chiamata “caffè haus”; un delizioso salottino dove i conti prendevano riposo durante le soleggiate giornate estive.
Nel piano terra il bel cortile quadrangolare, mantenuto così fin dalle origini, offre un’ottima acustica e per questo motivo è sede di numerosi spettacoli musicali e teatrali.
Le sale del piano terra con begli affreschi sulle pareti (stemmi, fiaccole, strumenti musicali, fasci di grano, scene di caccia, ecc.) vengono ora utilizzate per mostre ed esposizioni.
Salendo un grandioso scalone con una balaustra originale in terracotta si accede al piano nobile che ora è occupato (nell’ala destra) dalla biblioteca comunale, mentre l’ala sinistra è in attesa di restauro. Le sale ampie, luminose, dai soffitti preziosamente affrescati uniscono la mo-derna funzionalità al prestigio di un palazzo nobiliare. Alle sale di lettura e con-sultazione si affiancano quelle per le au-dizioni e per la visione di videocassette. L’ambiente è assiduamente frequentato da ragazzi e adulti che qui trovano lo spazio giusto per arricchirsi culturalmente e socialmente.
La Rocca
La Rocca è una imponente costruzione cinquecentesca adiacente alla Villa Boschetti. Era probabilmente sorta sulle rOvine di antichi edifici del 12º secolo e no era mai stata indicata come elemento architettonico di particolare pregio Nell’800 l’edificio venne acquistato dai Boschetti che lo ristrutturarono adibendolo nel piano terra, a stalla, depositi locali delle scuderie, nel primo e nel secondo piano ad alloggi per il personale di servizio e per indigenti, nel sottotetto furono sistemati i granai. Nel 1865 venne creato un teatro, con i vari servizi per gli attori, che modificò in parte tipologia degli ambienti. Modifiche ristrutturazioni sono continuate massicce anche nel corso del '900 fino alla attuale trasformazione in un prestigioso albergo. Nel cortile quadrangolare è rimasto l'antico pozzo, mentre nel muro esterno sono conservate le tracce di un bell'arco a tutto sesto.
Cà Nova
È un ampio caseggiato a tipica corte chiusa, situato circa un chilometro a ovest di S.Cesario. Attualmente non si presenta più come corte chiusa in quanto un lato è andato distrutto durante l’ultima guerra.
Anche la casa padronale è stata distrutta ed è stata ricostruita negli anni ’50 senza rispettare la precedente tipologia. Sono rimasti intatti l’arco di accesso alla corte, presumibilmente del 16º secolo e la casa torre, alta 21 metri.
La pianta del caseggiato ricalca quella tipica di una villa romana con la medesima distribuzione degli edifici destinati ad abitazione e al riparo degli attrezzi e delle derrate agricole. Appartenne, in passato, ai monaci benedettini di S.Pietro di Modena, che qui avevano il centro amministrativo degli estesi beni che possedevano a S.Cesario.
Nel 1796 i beni vennero incamerati dalla Repubblica Cispadana e venduti.
Particolarmente suggestiva la doppia cornice di platani che circonda la zona est del parco e che forma in estate una galleria ombrosa e profumata. Nella parte interna del giardino è presente la più grande
S.Bernardino
La località prende il nome dall’oratorio dedicato a S.Bernardino da Siena costruito nel secolo 17º dai pochi abitanti del paese sopravvissuti alla famosa peste del 1630 ricordata anche dal Manzoni. La piccola chiesa è stata costruita sui resti di una precedente, la cui abside si intravede ancora al centro della porta di ingresso.
Nell’interno vi è un altare in stile barocco sovrastato da un quadro riproducente il Santo cui l’oratorio è dedicato; su una parete laterale c’è un altro quadro con dipinta una misteriosa Santa Alberga che tiene in mano un pane e, appesa al collo, una borsa per vivande.
In questo sito infatti doveva esserci, nell’Alto Medioevo, un ospizio, dove fu ricoverato morente, nell’anno 885, il papa Adriano III. S.Bernardino viene festeggiato con grande solennità e partecipazione popolare il 20 maggio.
Questo oratorio si trova a circa tre chilometri da S.Cesario e risale al secolo diciassettesimo, anche se ha subito un rifacimento totale nell’anno 1940. In origine apparteneva ai principi Castelli, alcuni dei quali furono sepolti nella chiesetta, poi passò ai coniugi Bosi-Mori, pure sepolti qui. La facciata è abbellita da un elegante protiro. Accanto alla chiesa la casa Castelli, sulla cui facciata una lapide ricorda la permanenza qui di Gioacchino Murat, di passaggio con le sue truppe a S.Cesario nel 1815
ALTRI MONUMENTI A CARATTERE STORICO-CULTURALE
Chiesetta delle fosse
E una chiesetta votiva dedicata alla Natività della Madonna, proprietà dei conti Boschetti. È chiamata così perché è situata lungo il fossato (ora coperto) di difesa del Castello di S.Cesario. Era adibita a sepoltura dei membri della famiglia Boschetti. Nel 1859 ha subito un rifacimento totale, con la demolizione della sagrestia e del campanile. Una lapide sulla facciata ricorda la data della ristrutturazione e il nome del conte Claudio Boschetti promotore dei lavori. Fino alle soglie del 1900 si è tenuta davanti a questa chiesetta una consuetudine gentile: nel 1639 l’allora conte Ferrante Boschetti aveva costituito una donazione per formare la dote a sei “zitelle” che dovevano aver compiuto 15 anni di età e che venivano sorteggiate il giorno 8 settembre (festa della natività di Maria) sotto il patrocinio del parroco e dei padri benedettini di S.Pietro di Modena.
Chiesetta di San Gaetano
Villa Graziosa
Questa villa dalle eleganti linee del primo ’900 sorge sulla via Modenese a chilometri dal paese nel luogo in cui, durante il Medioevo, era situata una chiesa dedicata a S.Michele di Zena, venerati dai Longobardi. È immersa in un parco dove si trovano numerosi esemplari d piante rare. Presso la villa, fino a non molti anni fa, scaturiva abbondante l’acqua delle falde freatiche superficiali formando i “fontanazzi”.
Monumento ai Caduti
Il monumento, dedicato ai caduti della 1^ guerra mondiale, sorge nella piccola piazza che si trova nel cuore del paese, accanto al vecchio Comune. Su un piedi stallo contornato da lapidi con incisi nomi dei soldati caduti nelle due guerre mondiali, si erge un busto bronzeo di giovane donna che stringe al petto una spada sormontata da una corona di fronde di quercia. Il monumento, bello nella sua semplicità, venne inaugurato il 30 settembre 1923 ed è opera dello scultore Giuseppe Graziosi.
Casa Sighicelli
In questa modestissima casa, situata nella via Vilzacara, nella parte più antica del paese, è nato il 9 aprile 1688 Filippo Sighicelli, insigne violinista capostipite di una stirpe di valenti musicisti, che attraverso i secoli, hanno esaltato l’arte modenese in Italia e all’estero. Il giovane Filippo proveniente da una modesta famiglia, crebbe alla corte dei Boschetti: la sonorità del suono che ottenne con il violino gli valse ancora giovanissimo le attenzioni e la benevolenza della corte estense.
Nel 1719 gli venne data la nomina di “Capo istrumento di ballo”.
Morì a Modena nel 1731 ed è sepolto nella chiesa di S.Biagio.
Angela Iones Stanzani
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