CENNI SUL CENTRO STORICO DI SAN CESARIO

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E’ diviso in tre parti: La Rocca, il Castello ed il Borgo.

La Rocca rettangolare era circondata da uno spesso muro e da un profondo fossato. Ad ognuno dei quattro angoli vi era una torre, mentre una quinta torre, più alta, con porta d’ingresso e ponte levatojo, stava sul lato ovest. Di tutte queste torri è rimasta solo quella con l’orologio e la meridiana. La Rocca comprendeva: la Basilica, la Canonica (dove soggiornò Matilde di Canossa) ed il Palazzo e la Rocca Boschetti, compresa una caserma con una guarnigione di soldati. Si entrava nella Rocca tramite due porte:una verso Est (Piumazzo) con apertura nel muro chiusa da una grossa catena e l’altra ad Ovest, sormontata da un’alta torre dove si apriva un ampio voltone con ponte levatojo. In quest’ultima abitava il custode e c’era anche una prigione.

Dalla Rocca, attraverso il ponte levatojo, si entrava al Castello, un gruppo di case di legno costruite su un terrapieno circolare sopraelevato, ricavato dal terreno degli scavi del fossato che lo circondava. Un fabbricato in muratura chiudeva il Castello ad Ovest, dove vi era una porta che lo separava dal Borgo la cui prima costruzione era il mulino con la macina che era azionata dall’acqua del Canale di Zena.

Il palazzo più prestigioso ed importante del Borgo era quello dei Marchesi Varano al centro di un vasto parco con magnifico giardino, un suggestivo laghetto ed un casino di caccia. Ora questo bellissimo parco è scomparso. Al suo posto sono sorte numerose case ed il Palazzo Varano è stato ristrutturato.

PREISTORIA DEL MODENESE ( Dalle origini al 1860 )

(con particolare riguardo al territorio di San Cesario sul Panaro e zone limitrofe)

Col nome Preistoria noi indichiamo un periodo della storia dell’uomo di cui mancano notizie dirette, cioè raccontate su scritti di quel tempo. Uniche

testimonianze di quel periodo sono i ritrovamenti fossili, dai quali si può dedurre com’era l’ambiente e la vita. La Preistoria si divide in tre periodi:

1) Paleolitico o della Pietra Antica;

2) Neolitico o della Pietra Nuova;

3) Età del Bronzo.

ETA’ PALEOLITICA

Sulle colline, vicino a San Cesario (Collecchio di Spilamberto), visse, nel periodo glaciale, circa 200 mila anni fa, l’UOMO di NEANDERTHAL o Uomo del Freddo.

Praticava la caccia servendosi, come armi, di pietre da esso scheggiate a forma di  mandorla (AMIGDALA) e raschiando poi le pelli degli animali uccisi con raschiatoi di selce, arenaria o diaspro taglienti, da lui foggiati. In questo modo poteva nutrirsi con le carni delle sue prede, che mangiava crude o cotte sul FUOCO che egli stesso era riuscito a produrre dalle pietre focaie o per attrito sfregando legni secchi. Col fuoco si riscaldava, si proteggeva dalle fiere ed illuminava la notte. Si vestiva con le pelli degli animali uccisi, che precedentemente aveva raschiato, conciato e seccato. In un secondo tempo incominciò a levigare le pietre, a lavorare le ossa degli animali uccisi ed a macinare i cereali con macine di sasso. Si rifugiava spesso all’aperto per potere cacciare meglio gli animali che vivevano in quest’ambiente: il Mammuth, la Renna, il Bue primitivo e l’Orso delle caverne. Oltre che sulle colline, l’Uomo Primitivo Modenese visse anche nella pianura di San Cesario, nonostante fosse paludosa e malsana.

Ma da dove provenivano i primi uomini che abitarono le nostre terre? Forse dall’Africa (Etiopia, Tanzania). Giunsero fin qui, camminando sui ghiacci che ricoprivano le terre ed anche i mari. Si stabilirono, alla fine del periodo glaciale, dove c’erano corsi d’acqua, elemento indispensabile per la vita ed una folta vegetazione (erba, frutta, radici e cereali commestibili). Impararono a lavorare le pietre (diaspri, arenarie, selci, quarziti e pietre focaie), che trovavano nell’ambiente, per costruirsi armi per la caccia, raschiatoi per le pelli ed a produrre e mantenere il fuoco. Di questo periodo (200.000 anni fa) sono appunto stati trovati nella zona vicina a San Cesario: due Amigdale scheggiate, un Percussore per la lavorazione della Selce, una Mazza ottenuta da un Osso di un grosso Mammifero, alcuni Raschiatoi per pelli ed un Randello.

ARTE PRIMITIVA.

Dopo la scheggiatura della pietra, il primitivo incominciò a lavorare e a levigare la scheggia e l’osso ed a seppellire i propri morti. Alla fine del Paleolitico (Glaciale o della Pietra Antica), abbiamo la lavorazione della lama di Selce per la fabbricazione di punte sottili e la lavorazione accurata della pietra, dell’osso e del corno per la preparazione di collane ed ornamenti levigati. L’uomo produce i primi oggetti artistici. E’ di questo periodo (30.000 anni fa) la famosa VENERE DI SAVIGNANO: una statuetta di figura femminile nuda che rappresenta la Dea della Fecondità, fabbricata dall’HOMO SAPIENS.

Il LINGUAGGIO dei primitivi che vissero in questa zona doveva essere ESSENZIALE e ricco di MIMICA e di GESTI, poichè disponeva di poche cose per la sua sopravvivenza. Doveva avere un grande coraggio, essere un grande osservatore ed avere una grande fantasia ed immaginazione.

ETA’ NEOLITICA

La Venere di Savignano rappresenta dunque la prima manifestazione artistica risalente al tardo  Paleolitico o Pre-Neolitico.

L’Età Neolitica è quella della Pietra Nuova ed inizia, più propriamente, circa 7.000 anni fa per terminare circa 5.000 anni fa. Nella nostra Provincia in questo periodo vive l’HOMO SAPIENS. Egli non conosce ancora i metalli, sa produrre e mantenere il fuoco, sa levigare la pietra, l’osso e sa lavorare il corno. Lavora con molta pazienza ed abilità la lama di pietra e fabbrica le prime ceramiche di argilla, che cuoce nei focolari delle capanne, dopo averle decorate (vasi a bocca quadrata e rotonda, tazze, recipienti e vasi da cucina). Fabbrica collane di conchiglie, di pietre e di osso L’uomo, durante la caccia, non affronta più direttamente e con grande pericolo le belve, ma inventa una nuova arma, l’ARCO, che gli permette di colpirle ed ucciderle con frecce, dalla punta di pietra o di osso, stando ad una distanza di sicurezza. Cessa quindi di essere nomade e parassita e diviene produttore di cibo. Incomincia, con un nuovo utensile, l’ASCIA, a disboscare la foresta per poi coltivare il terreno con utensili di pietra e seminarlo con frumento, orzo, lino, canapa e con alberi di frutta.

In questa epoca abbiamo, nel Modenese, i primi villaggi di agricoltori ed allevatori di bestiame(Fiorano, Pescale Prignano e San Cesario). In essi si filano e si tessono il lino, la canapa e la lana, mentre nei recinti all’aperto si allevano il maiale, il bue primitivo, la mucca, la capra, la pecora ed i gallinacei.

La casa dell’uomo neolitico è la capanna circolare. Viene fabbricata con canne ed argilla ed all’interno ha un pozzetto scavato nel pavimento: il focolare. Sul greto del Panaro, presso San Cesario, sono riaffiorati, dagli strati sabbiosi, i resti di tali abitazioni, unitamente a tombe ed a corredi funerari dell’epoca. I morti venivano adagiati nel terreno su di un fianco, ed, accanto ad essi, venivano posti alcuni oggetti (corredi) che il defunto aveva posseduto in vita (attrezzi, armi, vasi, collane, anelli).

E’ interessante sapere che, mentre nella nostra terra vivevano umili popolazioni di agricoltori e di allevatori in poveri villaggi di capanne, nell’Egitto, nella Mesopotamia e nella Palestina fiorivano le grandi civiltà Egiziana, Assiro-Babilonese ed Ebraica.

Mentre qui da noi si lavorava ancora la pietra e non si conosceva l’uso dei metalli, i Faraoni d’Egitto facevano costruire le grandi Piramidi, a Babilonia si erigevano gli Ziqqurat, enormi palazzi in mattoni. E, sempre in Egitto e in Babilonia, si scavava. accanto ai fiumi Nilo, Tigri ed Eufrate, una fitta rete di canali per bonificare i terreni paludosi, irrigare le zone aride e renderle fertili e ricche. Inoltre, presso gli Egizi ed i Babilonesi, si lavoravano i metalli, si studiavano le stelle e si usavano le prime forme di scrittura: i geroglifici su fogli di papiro (Egitto) e la scrittura cuneiforme col cuneo su tavolette di argilla tenera (Babilonia). Inoltre il re babilonese Hammurabi scrisse il primo codice delle leggi e, sotto di lui, si usarono le prime monete (mine) d’argento.

In Palestina gli Ebrei, erigevano, in onore del loro unico Dio, il famoso Tempio di Gerico.

ETA’ ENEOLITICA (Del Rame e del Bronzo)

Circa 5000 anni fa compare da noi il metallo nelle comunità agricole, che già da molti anni lavoravano la pietra. Questo periodo della Preistoria, durante il quale noi troviamo strumenti di Selce uniti a quelli di Metallo, viene chiamato Eneolitico (del bronzo e della pietra).
Il primo metallo usato nella nostra zona fu il Rame, forse per la sua facilità di fusione e la sua duttilità. La sua lavorazione mediante fusione venne insegnata alle nostre antiche genti da commercianti o fonditori ambulanti, esperti anche nella ricerca di miniere di Rame. Il Rame venne usato anche come merce di scambio, in quanto poco ingombrante e di facile trasporto. Barrette di Rame con incisi dei rametti furono rinvenute durante degli scavi presso la fornace di S.Ambrogio di S. Cesario. Esse rappresentano dunque, come per gli Assiro-Babilonesi lo erano le famose Mine d’Argento, uno dei primi esempi di monetazione delle nostre genti. Il Rame di queste barrette veniva poi fuso per ricavarne utensili  o suppellettili e monili:
Nel Modenese le miniere di Rame si trovavano nella Valle del Dragone (Valle del fiume Secchia: Palagano, Montefiorino, Frassinoro).Lo strumento più diffuso in questo periodo fu l’ASCIA di Rame, con la quale l’uomo potè disboscare grandi foreste per poi coltivare intensamente i terreni.
In questo periodo si continuano a lavorare con grande abilità: la Pietra, l’Osso ed il Corno, creando veri capolavori. Reperti di questa Età sono stati ritrovati in tombe a Cumarola (Maranello), Gorzano, Pescale, Casinalbo, Castelvetro, Spilamberto, Savignnano e San Cesario (famose barrette di Rame con incisi rametti, rappresentanti le prime forme locali di monetazione.
I morti venivano sepolti insieme ai loro corredi (oggetti:armi come punte di freccia, pugnali, punte di lancia di Selce, martelli di metallo e di pietra verde levigata, Asce di metallo e di pietra, falci di pietra e zappe di pietra e di rame.
Verso la fine di questo periodo l’uomo impara a lavorare il BRONZO, che è una Lega cioè un miscuglio di tre metalli di facile fusione: Rame, Stagno  e Zinco.
Mentre qui si lavoravano il Rame, il Bronzo e l’Argilla (vasi Campaniformi) e le Lame di Pietra, nascono in Oriente le Grandi Civiltà Cretese ed Ellenica (Sparta, Atene  e Creta- Guerra di Troia

LA CIVILTA’ DELLE TERREMARE

Circa 3500 anni fa ha inizio la civiltà delle Terremare nella nostra Provincia. L’uomo cessa di essere nomade e di cacciare e si stabilisce in un territorio, accanto ad un corso d’acqua, dove alleva gli animali e coltiva il terreno. Crea i MOUDEN o MOTTE (Redù di Nonantola). Esse sono formate da rialzi del terreno più o meno vasti sui quali costruiscono le loro palafitte con capanne per essere più protetti.
La più antica terramara di Modena (da cui ha preso il nome la città MOUDEN) è quella posta al lato sud ove ora esiste la chiesa di San Pietro.
I villaggi dei Terramaricoli erano tuttu costruiti su palafitte poste sopra rialzi del terreno: Sulle palafitte veniva costruita una piattaforma con pali di legno e su di essa venivano erette le capanne. Nel mezzo della piattaforma vewniva praticata una botola nella quale erano gettati i rifiuti e le cose inservibili (la màss o concimaia) che, una volta colma, veniva ricoperta di terra e rialzata di nuovo con altri pali.
Gli abitanti delle Terremare lavoravano il bronzo per ricavarne: spade, falci, punte di frecce, lame, punteruoli, asce, zappe, spille, rasoi e scalpelli. Con l’Osso ed il Corno degli animali fabbricavano: punte di frecce, bottoni, manici  zufoli ed aghi. Con l’Argilla costruivano vasi e fusaiole. Con il Legno fabbricavano pali per le Palafitte sull’acqua o sul terreno (Terremare).. Allevavano molti animali, di cui sono state ritrovate le ossa, come: il cavallo, il cane, la pecora, il maiale ed il bue. Essi venivano custoditi in stalle od in recinti situati dentro i villaggi. I Terramaricoli coltivavano il terreno e, dopo averlo zappato, dissodato e liberato dagli arbusti inutili con i loro attrezzi di bronzo, lo seminavano per produrre cereali, foraggi per gli animali ed olive.
Lavoravano anche il Vimini per costruire cesti e recipienti di vario uso. Molti frutti vegetali allora crescevano spontaneamente come: nocciole, ghiande uva e frutta varia ed erano selvatici. I Terramaricoli li raccoglievano e se ne nutrivano insieme a radici selvatiche.
In questo periodo l’Uomo cessa quasi completamente la lavorazione della pietra e la sostituisce con il metallo (Bronzo) che fonde in appositi forni e versa in stampi da lui predisposti per fabbricare gli utensili che gli servono.
Una particolare cura viene dedicata alle sepolture. I morti, dopo essere stati scarnificati col fuoco, vengono inumati (sepolti) con i loro corredi. In un secondo tempo (3000 anni fa) saranno poi cremati e le loro ceneri saranno messe in vasi cinerari.
Mentre nella nostra Provincia si lavorava il bronzo, in Grecia fioriva la grande civiltà Cretese e gli Achei impararono dai Cretesi molte arti (la pittura degli affreschi, la lavorazione artistica dei metalli preziosi, la scrittura, la coltivazione razionale del terreno con i canali di irrigazione, l’allevamento del bestiame, la fabbricazione degli utensili e la costruzione di grandi palazzi a Micene ed a Cnosso. E’ di questo periodo il ritorno degli Ebrei dall’Egitto (3200 anni fa), condotti da Mosè, che ricevette da Dio sul monte Sinai le Dieci Tavole della Legge (i dieci Comandamenti. Ed è sempre di questo periodo lo scoppio della guerra tra i Greci ed i Troiani, vinta poi dai Greci. I Fenici scrissero il primo Alfabeto dal quale gli Ioni impararono la scrittura.. In Egitto si costruirono i grandi templi di Amon ed in Palestina il grandioso tempio di Salomone a Gerusalemme.

PRIMA ETA’ DEL FERRO DETTA VILLANOVIANA

Risale a 2600, 2700 anni fa. Si chiama Civiltà Villanoviana dalla località di Villanova, paese a 8 km a Nord-Est di Bologna, vicino al quale sono state contate più di 500 capanne e più di 2500 tombe. Nei corredi tombali scoperti nelle necropoli, furono rinvenuti, tra gli oggetti di bronzo, un vaso cinerario biconico di argilla, un’ascia, un coltello tutti in bronzo, una fibula di filo di bronzo con perline di pasta di vetro (spilla) e due vasetti in ceramica. Da ciò si deduce che da noi, in questo primo periodo, il  ferro non era ancora lavorato, che i morti erano cremati e le loro ceneri poste in vasi di argilla ed, oltre ad esse, nelle tombe venivano posti oggetti cari al defunto.
Altri reperti villanoviani furono rinvenuti a Nonantola ed a Savignano. In queste zone, vicine a corsi d’acqua (fiume Panaro), si trovavano villaggi di capanne i cui abitanti coltivavano il terreno, allevavano il bestiame e commerciavano scambiandosi i prodotti del loro lavoro (carne, lana, pelli, cereali, verdure, frutta e formaggi) con armi, attrezzi vari, bracciali, fibule, gioielli e vasi ornati portati da mercanti.
Mentre nell’Erà del Bronzo abbiamo visto grandi villaggi formati da numerose capanne, nell’Età Villanoviana scompaiono questi grandi centri e sorgono nuclei abitati sparsi, formati da modesti gruppi di capanne di frasche, intonacate, rotonde o quadrate col tetto conico di paglia, senza fossati, argini e palizzate intorno (Galassina di Castelvetro).
L’abitato di Bologna era formato da gruppi di piccole capanne rotonde od ovoidali e raramente quadrate. Alla pperiferia dell’abitato c’era la Necropoli (città dei morti o comitero), nella quale c’erano tombe singole con i relativi cerredi funerari. Nella parte centrale e più alta del villaggio c’era l’Acropoli (città degli Dei) con l’altare per i sacrifici.

ETA’ ETRUSCA O SECONDA ETA’ DEL FERRO (2500-2300 anni fa)

Le popolazioni di questa Età, provenienti dall’Oriente, erano molto civili, essendo venute a contatto con le civiltà più evolute. Esse occupavano l’alta pianura e le colline vicino al fiume Panaro ed al torrente Guerro.
Gli abitati più grandi della Civiltà Etrusca li troviamo a Savignano (Pontalto) ed a Castelvetro (Nosadella e Galassina), due località quasi sempre abitate dal Paleolitico ad oggi.
Altri luoghi dove vennero rinvenuti resti etruschi, sono: Ponterosso di San Cesario (anfora etrusca, caraffa per vino etrusca e frammenti di grande vaso da vino greco), Montese (Idoletti di bronzo votivi), Castelfranco Emilia in frazione di Riolo (pezzi di bronzo con impronta del ramo secco o pani che servivano come mezzi di scambio prima delle monete), Vignola (vomere di ferro).
A Pontalto di Savignano fu rinvenuta un’anfora attica decorata con disegni; a Nosadella di Castelvetro una collana di ambra rossa, un anello e fibula d’argento, un vasetto, una collana ed una fusaiola di vetro; a Galassina di Castelvetro fu rinvenuto uno specchio di bronzo figurato, di particolare pregio, spille e vasi di bronzo, portafiaccole di bronzo e ceramiche varie.
Le città Etrusche che ebbero grande importanza nella Regione Emilia-Romagna furono Misa (Marzabotto), Felsina (Bologna) e Spina in proovincia di Ferrara.  In queste grandi città etrusche, che erano circondate da grosse mura, sorgevano delle case di legno con tante finestre e con tetto di tegole, costruite sopra basi di pietra. Esse non erano alte, ma, in genere ad un solo piano.
Alcune abitazioni (dei più ricchi) erano costruite in muratura di pietra o mattoni, ad uno o due piani e con la porta d’ingresso fatta ad arco.
Le genti Etrusche portarono la scrittura in Emilia circa 2500 anni fa. Essi avevano imparato un alfabeto dai Greci, poi l’avevano adottato 200 anni prima. Iscrizioni in lingua etrusca furono trovate a Felsina (Bologna), Marzabotto (Misa), Spina, Rimini e Ravenna.
Gli Etruschi commerciavano con i Greci e da essi, oltre alla scrittura, impararono la religione degli dei ( Giove, padre degli dei; Marte, dio della guerra; Nettuno, dio del mare; Minerva, dea della sapienza; Venere, dea della bellezza; Diana, dea della caccia; Plutone, dio dell'inferno; Mercurio, dio dei ladri ed altri ).A questi dei gli Etruschi innalzarono dei templi in genere sull’Acropoli ( città degli dei ), nei quali sacrificavano sugli altari degli animali in onore degli dei invocati. Poi gli Aruspici (sacerdoti) esaminavano il fegato della vittima e lo confrontavano con un modellino di fegato in bronzo per scoprire qualche segno particolare di un dio.Gli Auguri (altri sacerdoti) riuscivano a capire la volontà degli dei dal volo degli uccelli.Oltre al commercio con la Grecia, gli Etruschi divennero ricchi e potenti coltivando la terra, allevando il bestiame e lavorando i metalli e la ceramica.
Le città etrusche di maggiore importanza furono, oltre a Felsina, Misa e Spina, quelle della Toscana (regione ricca di metalli): Chiusi Tarquinia, Volterra, Vetulonia e Populonia.

ETA’ GALLICA (2300-2200 anni fa)

Circa 2300 anni fa, tribù di popoli provenienti dal Nord dell’Europa, forrmate da guerrieri, donne, vecchi e bambini, in cerca di terre, si riversarono nella nostra regione (Padania) in cerca di ricchezza. Erano i Galli Boi, che occuparono i maggiori centri etruschi: Felsina (Bologna, che da essi ha preso il nome Boionia e Misa (Marzabotto).I Boi o Celti occuparono con la forza delle armi queste terre, uccidendo e rapinando le ricchezze degli Etruschi. Col passare degli anni, però, divennero più miti e si fusero con gli Etruschi, imparando da essi a coltivare la terra, ad allevare il bestiame, a lavorare i metalli e la ceramica, a commerciare con i popoli vicini e ad usare la loro scrittura.I Galli Boi insegnarono agli Etruschi l’uso della moneta come mezzo di scambio (circa 2000 anni fa) ed a coltivare la vite. Essi non cremavano i loro morti, ma li seppellivano nella terra con i loro corredi e, se guerrieri, in sella al loro cavallo.Questo popolo si spinse fino a Roma e la saccheggiò, ma, alla fine, i Romani riuscirono a domare le popolazioni galliche e si stabilirono, 2100 anni fa, nelle nostre terre, dopo che era di qui passato l’esercito cartaginese condotto da Annibale.La città di Modena, colonia romana, fu fondata dai Romani 2160 anni fa circa e furono i Romani che nel 187 a.C. iniziarono la costruzione della Via Emilia, strada consolare che collegava Piacenza a Rimini e che si univa alle  altre vie consolari: Aurelia, Flaminia e Cassia, che giungevano a Roma e sulle quali passavano le legioni (eserciti) romane che andavano alla conquista di nuove terre. La Via Emilia prese il nome dal suo fondatore: il console romano Emilio Lepido

DAI GALLI AI ROMANI.

Sappiamo che circa 2400 anni fa i Galli Boi, provenienti dal Nord dell’Europa, valicarono le Alpi, penetrarono nel nostro territorio e, dopo aver sottomesso gli Etruschi, vi si stabilirono.
Guidati dal loro capo Ambigato, si lanciarono alla conquista delle ricche città etrusche di Felsina (Bologna), Misa (Marzabotto) e di Spina. Felsina da essi prese il nome di Boionia (Città dei Boi). Qui fissarono le basi per le loro scorrerie sugli altri territori vicini. Introdussero l’uso della moneta ( a San Cesario in un predio o campo dei Conti Boschetti furono rinvenute delle monete galliche ). E’ importante sapere che, proprio nel periodo gallico, nacque il nostro dialetto.
In seguito i Romani ( 222a.C.), guidati dal console Claudio Marcello, giunsero nella nostra terra con una legione e, dopo aspre battaglie, sconfissero i Galli Boi, li dispersero e vi si stabilirono.
Alcune tribù Galliche si rifugiarono nelle valli alpine del Trentino e dell’Alto Adige e vi portarono la loro civiltà ( Civiltà Ladina ).
I Romani, al posto dell’antico villaggio (Pagus) dei Galli, costruirono il Castrum (accampamento), luogo fortificato a pianta rettangolare. Era questo il periodo delle guerre Puniche fra Romani e Cartaginesi. Annibale varcava le Alpi di sorpresa e sconfiggeva i Romani al fiume Ticino ed al fiume Trebbia. Passò dal nostro territorio ed evitò il castrum di Modena.I Galli Boi, visti i Romani impegnati contro i Cartaginesi, si ribellarono, ma furono sottomessi di nuovo.

Nel 187 a.C. i Cartaginesi erano già stati sconfitti a Zama da Scipione l’Emiliano e venne  inviato da Roma il Console Emilio Lepido per suddividere il nostro territorio e presiedere alla costruzione di una nuova strada (la Via Emilia), che unisse le città romane di Piacenza e di Rimini. Migliaia di schiavi vi lavorarono ed ai lati di essa sorsero nuovi Castra o accampamenti, tra i quali il Forum Gallorum (Castelfranco Emilia).

Pochi anni dopo Modena (Mutina) divenne una ricca colonia romana. Furono inviati nel nostro territorio 2000 veterani, congedati dall’esercito, con i loro famigliari. Vennero assegnati per ogni legionario 5 iugeri di terra da coltivare ossia 12.500 metri quadrati ( un iugero corrispondeva a 2500 metri quadrati ). Tutto il territorio fu bonificato dalle paludi con dei canali di irrigazione e di bonifica e venne coltivato intensamente. Nel territorio, per favorire le comunicazioni, vennero costruite delle strade seguendo i punti cardinali: i Cardi erano strade che andavano da Nord a Sud e i Decumani erano quelle che andavano da Est ad Ovest. I Coloni portarono da Roma ed insegnarono ai Galli la nuova lingua Latina.I coloni romani, in seguito alle invasioni barbariche (Visigoti, Unni ed Ostrogoti) 1.500 anni fa, nascosero i loro tesori in pozzi-ripostiglio sotto terra, poi fuggirono senza far ritorno, abbandonando le terre che, non più coltivate, furono invase da paludi e boscaglie. Gli unici che rimasero furono i Monaci Benedettini. Seguì la dominazione Longobarda con re Astolfo che, nell’anno 752 concesse ai Monaci Benedettini di Nonantola il diritto di passaggio attraverso la Selva di Wilzacara (antica San Cesario). Nell’anno 800 Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero e nell’825 occupò col suo esercito la Selva di Wilcacara. Essa divenne presto “Corte di Wilzacara”, cioè un villaggio (pago) popolato da una comunità che professava il suo culto, nel tempio pagano

L’8 Luglio dell’anno 885 il Papa Adriano I, mentre stava transitando col suo seguito sull’attuale Via Viazza, morì presso l’ospizio di Sant’Alberga (S: Bernardino). Le sue spoglie furono traslate ed inumate dell’Abbazia di Nonantola.

Nel 945 il Re d’Italia Berengario I donò la Corte di Wilzacara al suo vassallo Riprando e nel 1034 fu scambiata ed aggiunta ai possedimenti dei Monaci Benedettini di Nonantola che subito iniziarono la bonifica e la coltivazione dei terreni palustri abbandonati dai coloni romani con le invasioni barbariche. Precedentemente, verso l’anno 990, sui resti della preesistente basilica pagana e di una cappelletta eretta in onore di San Cesario Diacono Martire, fu costruita l’attuale Basilica preromanica a tre navate (sotto il pavimento della stessa si possono osservare l’antica ara pagana e le tombe cappuccine).

Dopo il 1100 la Corte di Wilzacara, da enfiteusi, divenne proprietà del Marchese Bonifazio di Toscana, che, nel 1112 la donò alla figlia, Contessa Matilde di Canossa, sottraendola, con l’inganno, ai Monaci Benedettini di Nonantola. Matilde, a sua volta, introdusse nella Chiesa locale i Canonici Regolari provenienti da Modena e donò loro le terre e le acque dello Scotenna (Panaro) e dei canali. ( Si ricorda che le acque dei canali servivano per la navigazione da trasporto e per azionare le macine dei mulini, specialmente quelle del Canale di Zena ). Da questo momento in poi la Chiesa locale fu dedicata al Martire Cesario ed il toponimo Wilzacara venne sostituito da San Cesario. Dopo varie vicissitudini, la Corte e la Chiesa furono affidate ai monaci Benedettini di Polirone (San Benedetto Po di Mantova) e quindi furono cedute ai Monaci di San Pietro di Modena.Terra di confine tra i Comuni di Modena Ghibellina e filo-imperiale e Bologna Guelfa e filo-papale, sempre in lotta tra loro, San Cesario venne distrutta e ricostruita per ben 11 volte. Nell’anno 1190 divenne Castello fortificato (Castelleone: lo stemma del Comune è infatti formato da un castello semi diroccato sormontato da un leone accovacciato sotto il quale scorre il fiume Panaro con canne palustri sulle rive).Il Castello era circondato da un profondo fossato con terrapieni sormontati da alte palizzate di legno. I Bolognesi, per opporsi al Castelleone, eressero analoghi Castelli presso Castelfranco e Piumazzo. Tutta la zona di confine di San Cesario fu coinvolta in battaglie sanguinose ed il luogo subì saccheggi e distruzioni. Nel 1325 ebbe inizio, proprio a S: Cesario in località Beccastecca (Via Castel Leone) l’ultima grande battaglia vittoriosa per i Modenesi, i quali sospinsero i Bolognesi sulle colline di Zapponino dove li sconfissero e li inseguirono fin dentro le mura di Bologna ( Tassoni:”La secchia rapita”). Dopo le guerre fra i Comuni di Modena e Bologna, si insediarono nelle città i Signori più ricchi e potenti (Le Signorie subentrarono ai Comuni). Nel 1367 gli Estensi, Signori di Modena e Ferrara, affidarono il territorio di S.Cesario al Capitano Albertino Boschetti, loro fedele e valoroso soldato, il quale iniziò l’opera di ricostruzione.

Nel 1446 il Duca Leonello d’Este elevò a Contea San Cesario, concedendone la giurisdizione ad Albertino III ed ai suoi discendenti, con ville, terreni e tutti i diritti, con il beneplacito della Chiesa cui appartenevano. Iniziò quindi la costruzione del palazzo Boschetti e della Rocca.I Monaci Benedettini di Modena però si ritenevano gli unici beneficiari del luogo e rivendicarono il possesso delle terre, ma,. dopo varie liti, giunsero ad accordi soddisfacenti  per entrambi.

Il 13-11-1602 il fiume Panaro straripò ed allagò S.Cesario con gravi danni.Nel 1630 San Cesario venne colpita da un’epidemia di peste bubbonica in cui morirono 800 persone su una popolazione di 1300 abitanti Nel Novembre del 1651 ci fu un’altra alluvione più grave che durò 15 giorni

 I Conti Boschetti ed i monaci mantennero la giurisdizione su S.Cesario fino al 1796, quando Napoleone li cacciò, abolì tutti i diritti feudali ed ecclesiastici e si appropriò del territorio. Sconfitto Napoleone, nell’Agosto del 1813 (Restaurazione e Congresso di Vienna del 1815), sia i monaci che i Conti Boschetti rientrarono in possesso dei loro beni.

Il 19-6-1815 il Duca Francesco IV e la Duchessa vennero in gita a S.Cesario, ospiti del Conte Claudio Boschetti.

Il 27-10-1914 alle ore 10,30 un fortissima scossa di terremoto fece tremare il paese, fortunatamente senza arrecare alcun danno.

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