Per gentile concessione del sito
Etimologia: Deriva dal latino e
significa "devoto a Cesare".
L'onomastico è
tradizionalmente festeggiato il 25 febbraio in onore di San Cesario
di Nazianzo, in Cappadocia, martire nel IV secolo. La Chiesa
ricorda ancora: un martire con Teona, Zotico e altri compagni di
fede, il 20 aprile; un santo, vescovo di Arles, il 27 agosto; un
diacono, martire a Terracina, il 1° novembre e un martire
dell'Armenia, il 28 dicembre.
Chalon sur Saone, Francia, 470 circa - Arles, Francia, 27 agosto 543
Nato nel 470 da una famiglia gallo-romana di limitate
risorse, a vent'anni Cesario diventò monaco a Lérins,
dove studiò fino a quando il vescovo Eonio di Arles lo inviò
in un altro monastero a riportare ordine. Morto Eonio, divenne
vescovo di Arles, capitale della Gallia romana, regione sotto il
dominio dei Visigoti ariani. Cesario si distinse per il suo zelo
pastorale e la forza d'animo: fu attivissimo in campo politico e
sociale; convocò concili locali e sinodi per affrontare
problemi di dottrina, di organizzazione e disciplina ecclesiastica;
soccorse i poveri vendendo i tesori della Chiesa. Ad Arles, costruì
l'ospedale più importante di tutta la Gallia. Eccellente
predicatore, i suoi sermoni vennero ripresi anche in epoche
successive. Il vescovo fu autore della Regola per un monastero
femminile. Morì nel 543 circondato da un'aurea di santità.
(Avv.)
Etimologia: Cesario = nome di famiglia romana,
assurto a dignità imperiale; grande, dall'etrusco
Emblema: Bastone pastorale
"E' un monaco esemplare", dicono certi
confratelli. «Troppo esemplare», mormorano certi altri,
meno spirituali. Infatti nel monastero gli fanno amministrare la
mensa, e lui raziona severamente cibo e bevande a tutti,
cominciando da sé stesso. Nato da una famiglia gallo-romana
di limitate risorse, sui vent’anni si è fatto monaco a
Lérins, nel minuscolo arcipelago al largo di Cannes, presso
il monastero che è già un illustre centro di studi e
spiritualità.
A Lérins, Cesario rimane per sette
anni e poi il vescovo Eonio di Arles lo chiama presso di sé,
gli conferisce il sacerdozio e lo manda in un altro monastero a
riportare la disciplina. È un po’ la sua specialità:
«Uso severità perché dovrò renderne
conto al Giudice eterno». Intorno ai 33 anni, morto Eonio,
eccolo vescovo di Arles, l’antica città sul Rodano,
capitale della Gallia romana dal 395 fino alla caduta dell’Impero
d’Occidente.
Ora la Gallia è un enorme condominio di
Ostrogoti, Visigoti, Burgundi, ai quali si aggiungono dal Nord i
Franchi, futuri padroni di tutto. Cesario è vescovo dei
cattolici in una terra dove comandano i Visigoti ariani, con le
campagne ancora scarsamente e irregolarmente evangelizzate. Lui
però si considera debitore di tutti, chiamato a offrire
aiuto in un tempo disgraziato, con tanti prigionieri di guerra,
tanta gente deportata altrove, famiglie smembrate... In questa
situazione, Cesario si realizza come il tipico vescovo dei “tempi
di ferro”, difensore di tutti gli indifesi, che cresce in
autorità per la sua dedizione alle popolazioni che nessun
altro aiuta. Vende gli oggetti preziosi delle chiese per pagare i
riscatti, si rivolge ai governanti e ai sovrani visigoti e
burgundi; si ritrova pure accusato di congiura (ma dimostra poi la
sua innocenza). E costruisce ad Arles l’ospedale più
importante di tutta la Gallia.
Nei suoi quarant’anni da
vescovo, Cesario promuove concili locali e sinodi per affrontare
problemi di dottrina, di organizzazione e disciplina ecclesiastica.
Ma è soprattutto un grande predicatore. Col suo consueto
rigore, ammonisce i preti: «Chi non predica la parola di Dio
dovrà renderne conto al Giudice». Dà al suo
clero anche indicazioni pratiche sul modo di parlare, specialmente
alla gente di campagna; e a quei preti che proprio non se la
cavano, manda copia delle sue prediche. Molte di esse sono giunte
fino a noi grazie alle ricerche del benedettino francese padre
Leopoldo Germano Morin. Cesario predica per lo più
ricorrendo al metodo delle domande e risposte, presentando i suoi
concetti attraverso immagini familiari ai fedeli: e poi le sue
prediche sono brevi; una ventina di minuti. Si può dire che
Cesario abbia continuato a predicare anche dopo la morte, perché
i suoi sermoni hanno avuto un’ampia diffusione nell’Alto
Medioevo, e sono stati utilizzati da generazioni di predicatori.
Il
vescovo-monaco è anche autore della Regola per un monastero
femminile (fondato da sua sorella Cesaria), poi accolta anche da
comunità maschili. Morto già in fama di santità,
Cesario viene sepolto nella basilica di Santa Maria, devastata
durante l’invasione saracena dell’VIII secolo. Ad Arles si
conserva il coperchio del suo sarcofago.
Autore: Domenico Agasso
|
Fonte:
|
E' il fratello di San Gregorio Nazianzeno. Era medico
alla corte imperiale di Bisanzio sotto Giuliano l’Apostata, che
tentò inutilmente di riconvertirlo al paganesimo. San
Cesario rimase per gran parte della sua vita un catecumeno. Si fece
battezzare solo dopo essere sfuggito miracolosamente alla morte
durante un terremoto avvenuto a Nicea. I particolari della Sua vita
sono riportati nella commossa orazione funebre composta dal
fratello Gregorio.
Etimologia: Cesario = nome di famiglia romana,
assurto a dignità imperiale; grande, dall'etrusco
Famiglia numerosa e di eccezionali virtù
cristiane fu quella in cui nacque Cesario, giacché anche il
padre Gregorio, la madre Monna, il fratello Gregorio, il celebre
teologo, sono venerati come santi. Nato nel 330, dalla città
natale passò ad Alessandria per dedicarsi allo studio della
geometria, dell'astronomia e soprattutto della medicina. Ritornato
in patria, esercitò la professione di medico ottenendo tanti
validi successi da meritare la fiducia dell'imperatore Costanzo che
lo chiamò a Costantinopoli. Anche il successore Giuliano
l'Apostata lo confermò nell'incarico di medico di corte,
nonostante rifiutasse di aderire al ripristino del culto pagano.
Dall'imperatore Gioviano fu nominato questore della Bitinia, ove
nel 368 si salvò quasi prodigiosamente da un funesto
terremoto. L'episodio, però, determinò in Cesario una
crisi spirituale per cui decise di abbandonare ogni pubblico
incarico per dedicarsi più assiduamente alla salvezza della
sua anima. Si fece amministrare il Battesimo, condusse poi vita
penitente, finché fu colto da morte precoce (369).
Nel
testamento dispose che ogni sua ricchezza fosse donata ai poveri.
Tali particolari sono accennati nell'orazione funebre tenuta dal
fratello Gregorio, documento che per sé, però, non
costituisce una prova della venerazione e del culto, probabilmente
sviluppatosi assai tardi. Infatti, presso i latini la prima
menzione si trova nel Martirologio Romano al 25 febbraio; tuttavia,
presso i greci il culto è senz'altro più antico e la
memoria del santo viene celebrata il 9 marzo.
Autore: Gian Domenico Gordini
|
Fonte:
|
Nel giorno in cui la Chiesa commemora Tutti i Santi,
ecco la vicenda di Cesario, legata al romano colle Palatino. Quando
la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il Palatino, prima
abitato dall'imperatore e dalla sua famiglia, restò vacante.
Col tempo il luogo divenne un importante centro religioso cristiano.
Vi furono costruite almeno due chiese: una di esse anziché
essere dedicata a un martire romano, fu intitolata a Cesario, martire
a Terracina, il quale godeva nei secoli del Basso Impero e del primo
Medioevo di una certa celebrità. La scelta forse si deve al
nome: Cesario, infatti, deriva da Cesare, e Cesare era l'appellativo
degli Imperatori romani. Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari,
e nella tradizione pagana, i Cesari venivano deificati, diventando
oggetto di pubblico culto. Ma il cristianesimo rivoluzionò
tutto: Cesario, non Cesare; santo cristiano, non imperatore
divinizzato, ma testimone di Cristo; non uomo diventato idolo, ma
martire per la sua fede. (Avv.)
Emblema: Palma
Quando la sede dell'Impero venne trasferita da Roma, il
colle del Palatino restò vacante del suo ospite più
importante: l'Imperatore e la sua famiglia. E vacue restarono le
grandi costruzioni sorte sopra quel colle e che costituivano
un'unica, immensa magnifica casa: il Palatium, cioè la
residenza imperiale. Ciò non vuol dire, però, che il
colle Palatino diventasse di punto in bianco quell'immenso campo di
rovine che oggi conosciamo. Per diversi secoli restò il centro
dell'amministrazione civile dell'Urbe, e divenne anche - per quanto
la cosa possa suonarci strana -un centro religioso di una certa
importanza nella vita della Roma cristiana.
Vi furono costruite
almeno due chiese: una esplorata dagli archeologi sessant'anni fa,
risalirebbe al IV secolo, ad un'epoca cioè, nella quale gli
Imperatori ancora risiedevano a Roma, ed erano convertiti al
Cristianesimo.
Questa chiesa di grande antichità, inserita
nella stessa residenza degli Imperatori, non era dedicata a un
Martire romano, come ci si aspetterebbe. Era dedicata a un Martire di
Terracina, San Cesario. Restò importante fino al VII secolo,
quando ancora vi si svolgevano particolari cerimonie
religioso-civili.
Ma come mai la chiesa " palatina " di
Roma era dedicata a un Martire di Terracina? La cosa si spiega con la
celebrità di cui San Cesario godeva nei secoli del Basso
Impero e del primo Medioevo; una celebrità confermata dal
fatto che vennero dedicate a questo Santo a Roma, anche altre chiese,
santuari e monasteri. Una chiesa, esiste ancora: quella di San
Cesario in Turri, presso le Terme di Caracalla.
Ma c'è
un'altra ragione più sottile, che giustifica la scelta di San
Cesario quale titolare della chiesa palatina. E la ragione è
nel nome stesso del Martire. Cesario, infatti, è nome derivato
da quello di Cesare, e Cesare, come si sa. era l'appellativo degli
Imperatori romani.
Il Palatino ospitava il palazzo dei Cesari, e
nella tradizione pagana, i Cesari, cioè gli Imperatori.
venivano deificati, diventando oggetto di pubblico culto.
La prima
e la più tenace polemica dei cristiani, a Roma e nell'Impero,
fu quella contro la deificazione degli Imperatori, espressione tipica
del Paganesimo di Stato. Migliaia di Martiri pagarono con il loro
sangue il rifiuto di sacrificare davanti all'immagine dei Cesari, con
gesto di adorazione dovuto soltanto a Dio.
Ecco perché, per
soppiantare il culto pagano dei Cesari, venne scelto proprio un Santo
di nome Cesario, al quale fu dedicata la chiesa sorta nello stesso
palazzo imperiale. Cesario, non Cesare, Santo cristiano. non
Imperatore divinizzato; testimone di Cristo e partecipe dei suoi
meriti, non uomo diventato idolo grazie a una carica civile, seppure
altissima.
Il suo corpo è conservato in un sarcofago di
vetro nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, a Vasto (CH).
Fonte:Archivio Parrocchia
Home Preistoria Storia Timeline Beni ambientali Beni culturali Foto TaiJiQuan Birra Viaggi Volontariato